Lorenza Pampaloni

Ivrea, Firenze e Berlino. Sono le città che mi hanno segnato. A Ivrea, la città dell’Olivetti, sono nata nel 1949, a tredici anni trasferimento a Firenze con la famiglia, liceo classico e università, poi all’inizio degli anni Settanta la scelta di andare a vivere a Berlino. Anni pieni: femminismo, impegno politico-sociale, lavori e lavoretti, amori e apprendimento del tedesco. Con un gruppo di italiane e italiani aprimmo una “casa di cultura popolare”, dove il più attivo era il gruppo donne. Non durò molto, ma sono rimasti solidi rapporti di amicizia. Come con Lilia Bevilacqua, incontrata nel 1973, con cui non ci siamo mai perse. Fu lei a coinvolgermi nell’avventura della traduzione di Häutungen nel 1976. Attività che ho proseguito poi dopo il mio rientro a Firenze alla fine degli anni Settanta (traducendo tra l’altro L’asino nero di Luise Rinser e Vita di Maria Stuarda di Stefan Zweig). Poi nel 1988 giro di boa e inizio di attività giornalistica con la collaborazione per quindici anni alla cronaca fiorentina di Repubblica, per poi passare per altri quindici anni all’ufficio stampa della giunta della Regione Toscana. Nel corso del tempo ho anche collaborato a Radio Colonia, la radio per gli italiani in Germania della WDR, con servizi dall’Italia.

Cambiare la lingua per cambiare il mondo. Le Guin e Stefan, due pioniere

con Giuliana Misserville (Ursula K. Le Guin) e con Lilia Bevilacqua e Lorenza Pampaloni (Verena Stefan)

Moderazione: Giornalista RSI

L’americana Ursula K. Le Guin, di cui è in corso la riedizione italiana dei libri, e la svizzera Verena Stefan, di cui è stato appena ripubblicato Cambiare pelle. Autobiografia di una femminista (Edizioni Casagrande, 2026) sono state due autrici in anticipo sul loro tempo: già negli anni ’70 hanno cercato di combattere, attraverso la letteratura, il sessismo della lingua e decostruire l’immaginario di una società patriarcale. Ciascuna a suo modo, hanno ridefinito il rapporto tra lingua e realtà. Ursula K. Le Guin ha messo in discussione, attraverso il linguaggio e la narrativa, i confini del genere letterario, dell’identità e dell’organizzazione sociale, immaginando mondi in cui molte delle categorie che diamo per scontate vengono capovolte. Verena Stefan ha esplorato i limiti di una lingua che spesso non riesce a dare voce all’esperienza femminile proponendo nuove forme di espressione e di racconto. Parleranno di loro la critica letteraria Giuliana Misserville, che ha contributo con i suoi saggi alla riscoperta di Le Guin come scrittrice queer e visionaria, tirandola fuori dal ghetto delle scrittrici di genere (in questo caso fantascienza) e le traduttrici italiane Lilia Bevilacqua e Lorenza Pampaloni che fornirono una versione italiana del libro di Stefan già nel 1976.

Seguirà una conversazione con Nicola Gardini sull’Odissea come reinvenzione linguistica del mondo.

In collaborazione con: RSI Rete Due > evento trasmesso in diretta su Moby Dick (Rete Due), Cantina Manimatte

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