Elisabetta Bartuli

Elisabetta Bartuli da oltre un ventennio legge, studia, propone, traduce, cura e divulga i più bei romanzi della letteratura araba contemporanea. Ha tradotto dall’arabo, tra gli altri, Mahmud Darwish (Palestina), Elias Khoury, Jabbour Douaihy, Rabee Jaber (Libano), Sonallah Ibrahim, ‘Ala al-Aswani, Ezzedine C. Fishere (Egitto) e Inaam Kachachi (Iraq). Dal francese Fatima Mernissi (Marocco) e Hala Kodmani (Siria). Nel frattempo, ha insegnato e insegna Letteratura araba contemporanea e Traduzione letteraria dall’arabo all’italiano.

 

Workshop di traduzione letteraria inglese-italiano, 17-19 settembre 2026

Cosa faremo?

 

Partendo da un racconto precedentemente concordato a firma di un autore palestinese contemporaneo si ragionerà collettivamente su come si presenta un testo in arabo e come, senza tradirne le scelte autoriali, la sua traduzione italiana possa conformarsi alle imposizioni della lingua di arrivo. Verranno messe in luce le trasformazioni che si impongono nel passaggio da traduzione letterale a traduzione letteraria con particolare attenzione alla resa finale nonché le motivazioni che soggiacciono alle scelte traduttive e alla rielaborazione del testo.

Al laboratorio interviene anche Nasser Abu Srour.

A fine workshop, le prove migliori per ogni combinazione linguistica otterranno la commissione di una traduzione dalla rivista multilingue Specimen.

“Mondo, addio!” La Palestina vissuta e la vita immaginata

con Nasser Abu Srour, Elisabetta Bartuli e Vanni Bianconi

Nasser Abu Srour è divenuto scrittore in carcere, dopo essere stato condannato all’ergastolo. Su fogli di fortuna, ha scritto rivolgendosi all’unica presenza certa fino alla fine dei suoi giorni, il muro della sua cella (Il Racconto di un muro, Feltrinelli, 2024). Il risultato è un libro che, con una lucidità impietosa, intrecciata alla più sottile compassione, racconta della vita in prigione e della storia della Palestina. Un libro di vite immaginate, di metafisica e d’amore che riflette su come si possa continuare a immaginare un mondo quando tutto è perdita, quando sono stati cancellati i luoghi, la memoria e quando anche la lingua che li rievoca porta solamente messaggi corrotti. Quella di Nasser Abu Srour è la ricerca di una lingua che sappia restituire verità all’esperienza, e con cui si possano riscrivere miti e immagini di sé che non siano imposti da altri. L’autore ne parlerà con la sua traduttrice Elisabetta Bartuli e con Vanni Bianconi, fondatore di Babel che lo scorso autunno ha fatto parte della delegazione svizzera della Global Sumud Flotilla.

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