con Mũkoma wa Ngũgĩ e Ubah Cristina Ali Farah
Quella che Giovanni Giudici chiamava La lingua del padrone è una lingua che produce oppressione e distorsione, specchio di rapporti di forza asimmetrici. Ne parleranno Mũkoma wa Ngũgĩ poeta, romanziere, saggista, docente universitario e studioso di come l’oppressione coloniale, razziale, di genere e classe si perpetuino attraverso il linguaggio, e la scrittrice e poeta somala e italiana Ubah Cristina Ali Farah, che ha fatto propria la riflessione di Audre Lorde: “Gli strumenti del padrone non potranno mai smantellare la sua casa”, applicandola alla lingua, e ha dunque intrapreso un lavoro che mira a compenetrare l’italiano col somalo, per esempio sovvertendo stilemi e strutture del primo e avvicinandolo all’oralità del secondo.