
Adriana Beretta
Può darsi che l’epoca del vocabolario inteso come grosso volume cartaceo da consultare per accertarsi del significato delle parole sia al tramonto, ma forse è proprio questo tramonto, con la sua luce radente, a rivelarne tutto il potenziale ludico e poetico. Lo scopriamo con i disegni, le fotografie, i collage e i video di Adriana Beretta e Alessandra Spranzi nella mostra Vocabolario. Mostra e pubblicazione, con un racconto di Matteo Terzaghi, a cura di Spazio 5b.
Adriana Beretta (1950), è artista visiva, vive e lavora a Bellinzona. La sua pratica artistica, orientata verso una sperimentazione in equilibrio tra razionalità e poesia, si fa carico di vari linguaggi e tecniche con opere che variano dalla scala urbana al piccolo formato e fa del viaggio il metodo privilegiato della sua poetica. Viaggio inteso non solo come spaesamento, ma come soggiorno prolungato in un luogo per sentirne il respiro, ascoltarne i ritmi, nella condivisione del quotidiano con gli abitanti, verso una deriva esplorativa del territorio aperta al puro accadere. Al rientro seguono dei periodi di lavoro in atelier dove memoria e ricordo intrecciano e condensano la concretezza dell’esperienza vissuta con gli elementi già sedimentati del suo alfabeto. Le nuove opere e i nuovi racconti si profilano così come processi di contaminazione fra psicogeografie diverse ponendo attenzione alla complessità percettiva e ai processi cognitivi che trasformano la lettura in atto conoscitivo e progettuale capace di orientare nuove visioni. Dopo i lunghi periodi di soggiorno nel nord della Tailandia, sud della Francia, nord del Niger nell’oasi di Iférouane, di cui diverse esposizioni e pubblicazioni ne danno testimonianza, dal 2002 si sposta periodicamente a Lisbona, uno dei centri prediletti della sua riflessione artistica. Il suo lavoro, documentato in varie pubblicazioni, è esposto in mostre collettive e personali in vari Musei e in diverse istituzioni in Svizzera e all’estero.
