BRASIL

BABEL

13-16
SETTEMBRE
2018

Nel 2018 Babel percorre le vastità del Brasile, un mondo a sé e un mondo in sé dove sono le ombre a gettare il sole, e dove i margini – razziali e di genere, di tribù e di favela, il grande sertão e la foresta amazzonica – compongono la maggioranza del paese, e tuttavia sono sistematicamente discriminati, a livello sociale e a livello culturale.
L’edizione brasiliana di Babel è un’edizione di ricerca e di scouting, che va a scoprire voci ancora poco conosciute o ascoltate anche in Brasile, ma che proprio per questo hanno accumulato un’energia espressiva e un’urgenza

che sanno smuovere il mondo dal suo obliquo asse centrale. Ma anche i «margini» si compongono di centri e di periferie, così alle dimensioni sociologiche Babel ne accosta altre più letterarie, esplorando i limiti della scrittura quando può farsi antropologia o farsi musica, e la pratica e la metafora della traduzione. Tutto quello che Babel traduce viene raccolto nel primo Quaderno di Babel, una nuova pubblicazione che vi accompagna come programma di scena, bussola, machete.


Giovedì 13 settembre il festival inizia al Cinema Forum

Alle 20.30 con la proiezione di Arábia del giovanissimo Affonso Uchoa: film ispirato a un racconto di Joyce e alla tradizione del cinéma nôvo, che sa osservare da una molteplicità di prospettive la realtà operaia e umana del Minas Gerais.

Segue un dialogo con Gui Perdigão


Venerdì 14 il programma letterario di Babel si apre a Palazzo Civico

Alle 18.00 con il Poethreesome fra tre poete svizzere che scrivono in più lingue e in più lingue si sono tradotte, Prisca Agustoni, Gianna Olinda Cadonau e Marina Skalova.

Ci si sposta poi nella corte interna per il primo impatto, violento e dolcissimo, con il Brasile: la performance di Adelaide Ivánova.

La serata si conclude al barBabel accanto al Teatro Sociale con un vero churrasco offerto al pubblico di Babel, insieme agli ospiti del festival.


Sabato 15 il festival entra in teatro e in luoghi inaccessibili

Alle 10:00 Edimilson de Almeida Pereira e Roberto Francavilla ci portano registrazioni e racconti di sperimentazioni letterarie dall’Amazzonia e dalle favelas, in dialogo con i giornalisti di Moby Dick, RSI Rete Due.

Alle 14:00 con Beatriz Bracher, una delle voci più originali, precise e struggenti della letteratura brasiliana contemporanea, tradotta per la prima volta in italiano da Prisca Agustoni, mentre al barBabel Cristina Zamboni racconta fiabe amazzoniche al pubblico babyBabel.

Alle 16:00 un incontro dedicato a un gigante della letteratura brasiliana, Clarice Lispector, la scrittrice più amata, imitata, desiderata, fraintesa, riscoperta, cantata e letta. Ce ne parlano il suo traduttore italiano, Roberto Francavilla, e lo scrittore Emanuele Trevi.

Alle 18:00 un dialogo tra scrittrici che sono arrivate in Brasile dall’Europa, per sfuggire alla violenza, per conoscerla o per ritrovarla. La scrittrice turca Asli Erdogan porta uno sguardo esterno,su Rio de Janeiro con il romanzo La città dalla cappa rossa, e sulla situazione politica in Brasile (a un mese dalle elezioni) attraverso il prisma di Neppure il silenzio è più tuo e della repressione militare in Turchia. Géraldine Meyer ci parla di Mira Schendel, che nel 1949 ha lasciato la Svizzera per il Brasile dove è diventata una delle maggiori esponenti del modernismo pittorico. E ancora la favela chic di Michelle Steinbeck e le migrazioni e traduzioni incrociate di Prisca Agustoni e Adelaide Ivánova.

Alle 21:00 uno dei grandi della musica brasiliana: Arto Lindsay è in concerto con Marivaldo Paim tra tropicalismo e arte contemporanea, bossa nova e sperimentazione.


Domenica 16 la parola si fa antropologia e Amazzonia, traduzione e performance

Alle 10:00 Ricardo Aleixo dialoga con Eduardo Jorge de Oliveira e i tre giovani che l’hanno tradotto per l’occasione, e per la performance finale.

Alle 14:00 Eduardo Jorge de Oliveira ci invita a mettere piede in Amazzonia, seguendo le parole degli scrittori che si sono mossi tra scienza e letteratura, tra tipologie di ignoto diverse e inconciliabili: Euclides da Cunha, i de Andrade, Guimarães Rosa, Viveiros de Castro. Al suo richiamo rispondono Alessandro Lucera e Alessandro Palmieri, traduttori della Caduta del cielo, osservata dallo sciamano yanomami Davi Kopenawa, trascritta dall’antropologo Bruce Albert: un racconto cosmologico, sacro, politico.

Alle 16:00 un nuovo inseguimento, questa volta nella giungla della mente umana: insieme a Franco Buffoni, Bernardo Carvalho ci racconta il suo Nove notti, uno dei grandi romanzi brasiliani contemporanei. Insinuandosi tra fatti e falsità, realtà e illusione, Carvalho narra la disperata missione di un giovane etnologo americano, a partire dalle sette lettere diverse che spiegano il suo suicidio, fino al suo personale Kurtz, e il suo orrore, il suo orrore.

Alle 18:00 Ricardo Aleixo chiude il festival, mettendo in scena i testi tradotti da Marta Silvetti, Francisco Aguirre e Sofia Sabatini, in una performance profonda quanto rarefatta, trasparente quasi, perché questa edizione brasiliana non avrebbe potuto concludersi in altro modo.

Traduzioni consecutive dal portoghese, dall’inglese e dal francese all’italiano di Marina Astrologo e Flora Misitano